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CHIESA DELL’ASSUNTA
Principale tra le Chiese filiali delle due Parrocchiali di Celico e Minnito è questa dell’Assunta, o dell’Assunzione della Beata Vergine Maria alias del Fosso, che prende il titolo della Confraternita dell’ Assunzione di Maria che qui aveva sede. Edificata certamente molto prima del 1421 sul perimetro della casa natale dell’Abate Gioacchino, al cui nome battesimale di Giovanni venne dapprima intitolata, ebbe vita e prosperità come terza Chiesa di Celico, e forse non soltanto per la sua importanza, ma di più in conseguenza della sua origine che la lega al nome del più grande celichese. Alla cui protezione si attribuisce il miracolo di essere uscita indenne dal terremoto del 1638 quando tutt’attorno era una sola rovina. Costituitasi la Congrega intitolata all’Assunta, la Chiesa ne divenne Cappella, e come tale ebbe vita e nome, e subì adattamenti. Il semplice coro ligneo posto ai lati dell’ingresso, che richiama lo stipo della sagrestia della Chiesa di S.Antonio, entrambi opera di artigiani locali, doveva essere certamente riservato ai confrati. Al soffitto è dipinta la gloria della Madonna, per devozione di Nicola Lauro nel 1845, ed un’Assunzione a devozione di Michele Ripoli. Alle pareti sono alcune tele provenienti dall’allora diroccante Convento di S.Domenico, raffiguranti S.Pietro, S.Antonio, S. Domenico con S. Giacinto e la Pentecoste. Ai lati del ricco altare maggiore in stucchi sono anche i busti di Santi anch’essi provenienti dal Convento di S.Domenico. Una bella acquasantiera in marmo bianco è ora conservata nel corridoio della sagrestia , che è posta nel lato interno, verso la campagna, e che la tradizione vuole sia la camera ove Gioacchino aprì gli occhi alla luce, e dove sono custoditi un notevole Crocefisso ligneo ed una bella sedia ad intagli. Ed è qui che fino al giorno della loro dispersione erano custodite le reliquie del grande Abate, che il Padre Minimo fra Giacomo da Celico aveva ottenuto dai Padri del Monastero di San Giovanni in Fiore, i quali in gran pompa gliene avevano fatto consegna perché venissero custodite proprio qui, nella Chiesa dell’Assunta- casa natale del Beato Gioacchino- ove sono state, poi, meta di pellegrinaggi e di visite da parte di persone anche di lontana provenienza. E non è azzardato pensare che molti, se non addirittura tutti quei visitatori, non mancavano di spingersi fin nella vicina “Fontana Fetida”, compresa negli orti di proprietà della famiglia, per andare a sedere su quella stessa pietra, tuttora esistente, ove è tradizione che Gioacchino sedesse in meditazione all’ombra nascosta dell’anfratto e degli alberi e al murmure del lento trascorrere della poca acqua. Nel piccolo campanile medioevale sono due campane, una delle quali reca incisa la data del 1653 e l’altra quella del 1915 e il nome del fonditore Giovanni Conforti da Rogliano. Nell’arco della porta d’ingresso, da uno sbiadito affresco affiora appena la figura dell’Abate tra altri personaggi ormai quasi invisibili. Di lato è murata una lapide con epigrafe dettata nel 1911 dal Marchese Michele Ferrari d’Epaminonda: FULGIDA GLORIA NOSTRA E DI GENTI UNIVERSE QUI NACQUE LO CALAVRESE ABATE GIOACCHINO DI SPIRITO PROFETICO DOTATO –MCXI-MCCII. Durante la seconda guerra mondiale, quando anche a Celico presero stanza, nell’estate del 1943, reparti dell’esercito italiano. la Chiesa dell’Assunta venne adibita a dormitorio di soldati. Naturalmente per quel tempo venne interdetta dall’Autorità Ecclesiastica, che la restituì al culto appena partiti i fanti, poco dopo l’8 settembre. Ma quell’interruzione segnò anche l’inizio della fine della celebrazione della festa dell’Assunta che vi si faceva con solennità ogni 15 agosto. E con quella anche il deterioramento dell’edificio. Un primo tentativo per far intervenire la Sovrintendenza ai Monumenti per la Calabria, giunse soltanto alla redazione del progetto di restauro da parte dell’architetto Piccinni. Tuttavia non ebbe seguito. E nel 1977, il parroco D. Salvatore Pupo, superando tutte le remore frapposte, mise in non curanza ogni cosa, e, chiamata la popolazione a fare autonomamente, intraprese e rapidamente concluse i lavori di restauro che hanno riportato il piccolo tempio a dignità confacente, tale da riscuotere gli elogi di quanti turisti, specialmente stranieri, vogliono vedere i luoghi che ricordano l’infanzia dell’Abate Gioacchino.
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